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Lunedì 11 Febbraio 2013 21:09 Sanità - Sanità Privata
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logo2COMUNICATO STAMPA DELLE OO.SS. DELLA CASA DELLA DIVINA PROVVIDENZA

 

 

Ad oltre un anno dall’apertura dell’ennesima drammatica crisi aziendale e nonostante l’istanza di fallimento chiesta dalla Procura della Repubblica, la posizione della proprietà della CDP (nella persona della Legale Rappresentante suor Marcella Cesa) e del suo management (i consulenti dr. Toscani e prof. Fortunato) è, incredibilmente, sempre la stessa: ridurre di circa 600 unità il numero dei dipendenti per poter “risanare” il bilancio annuale ed ottenere dal Tribunale Fallimentare il Concordato Preventivo con cui continuare a gestire l’Opera Don Uva con gli stessi criteri oscuri e fallimentari che han portato all’attuale epocale disastro.

Ancora nessuna chiarezza sulle proposte di risoluzione del debito strutturale (oltre 400 milioni di Euro quasi tutti con lo Stato) adesso virtualmente “scomparso” dietro un pericolosissimo meccanismo di proroghe e rinvii.

Ancora nessun piano Industriale dal quale desumere le possibilità future dell’Ente.

Ancora nessuna disponibilità ad un sereno e concreto confronto per la definizione delle qualifiche in esubero e delle possibilità di riorganizzazione dell’Ente per garantire i livelli essenziali di assistenza per i pazienti degenti a cominciare da quelli dell’Istituto Ortofrenico.

Unico punto fermo: licenziare 600 persone per “far quadrare i conti” e continuare a gestire l’Ente attraverso il Concordato Preventivo.

Ammesso e non concesso che il Tribunale ci creda e che riescano a trovar l’intesa con i debitori, primo fra tutti, lo Stato (INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate).

A fronte di questa scellerata posizione, in linea con quanto da tempo condiviso ed esplicitato dalle Istituzioni (Comuni del Territorio, Provincia BAT e recentemente in maniera ancor più esplicita Regione Puglia con nota dell’8/2/203 che si allega), le OO.SS. continuano a sostenere quanto ufficialmente sostenuto sin dall’inizio di questa vertenza:

  1. 1)La Proprietà dell’Ente e le sue Amministrazioni succedutesi nel corso degli ultimi lustri che hanno determinato questa insostenibile situazione debitoria devono riconoscere la propria responsabilità e chiedere aiuto allo Stato facendo richiesta di Amministrazione Straordinaria permettendo cosi A) al governo Regionale di intraprendere un dialogo con “un’interlocuzione affidabile ed effettivamente terza” che costituisce la condizione per la ricerca di una uscita dalla crisi e B) dii presupposti per una seria e non virtuale rinegoziazione del debito con lo Stato.
  2. In assenza della indispensabile chiarezza che può arrivare solo attraverso bilanci certificati e presentazione di un Piano di Impresa che prospetti un futuro per l’Opera Don Uva, qualunque licenziamento sarebbe pretestuoso e quindi inaccettabile come inaccettabile ed odioso è il ricatto operato dall’Ente a scapito delle forze sociali quando sostiene che le  OO.SS. debbano sottoscrivere l’accordo altrimenti l’azienda, attuando unilateralmente la procedura di licenziamento, sarebbe costretta ad utilizzare i criteri di legge e quindi a licenziare le figure con minore anzianità di servizio per “colpa” delle OO.SS.
  3. Ostinarsi, come sta facendo l’azienda, ad arroccarsi irresponsabilmente nelle proprie posizioni rifiutando di fatto il dialogo non solo con le OO.SS. ma soprattutto con le Istituzioni che da tempo sostengono la necessità del ricorso all’Amministrazione Straordinaria, è insensato e pericolosissimo perché mette l’Azienda in un vicolo cieco senza sbocco alcuno lasciandogli solo del tempo di boccheggiante sopravvivenza.

E’ pertanto ancora ferma e decisa la contrarietà delle OO.SS. a stringere accordi in queste condizioni e con questi presupposti.

Ma l’odioso ricatto operato è pesante e scellerato e la scadenza è immediata con l’incontro fissato in sede ministeriale a martedi prossimo 12/2.

Pertanto con l’urlo della disperazione, per scongiurare la criticità assistenziale che potrebbe determinarsi con l’attuazione dei licenziamenti, per scongiurare la catastrofe sociale che ricadrebbe sul territorio e per sperare di dare un futuro all’Opera Don Uva, con ancor maggior forza di prima le OO.SS. invitano la Legale Rappresentante dell’Ente ad un coraggioso atto di sia pur tardiva liceità:

sospenda la procedura di licenziamento chieda l’Amministrazione Straordinaria prima che l’irresponsabilità dell’intransigenza determini la sciagura.

Bisceglie 9/2/2013

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