RIDUZIONE DELLA SPESA RELATIVA ALLA GESTIONE DEL DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO

Lunedì 03 Settembre 2012 13:00 Vigili del Fuoco - VIGILI DEL FUOCO
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RIDUZIONE DELLA SPESA RELATIVA ALLA GESTIONE
DEL DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO,
DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE.

 


Il Governo ha imposto l’ennesima drastica riduzione dei flussi di spesa pubblica da
conseguire attraverso una riorganizzazione delle attività ai fini di una più efficiente
erogazione dei servizi, dell’eliminazione degli sprechi e della realizzazione di economie
di bilancio.
La FP CGIL intende avviare un ragionamento su come si può affrontare il tema della
spending review nella pubblica amministrazione, puntualizzando che tale concetto non
va inteso come taglio alla spesa pubblica ma, al contrario, come revisione della spesa e
reinvestimento dei risparmi per una razionalizzazione dell’organizzazione che sia in
grado di offrire migliori servizi.
Dunque, il mantenimento dei livelli occupazionali e la necessità di non arretrare nei
confronti del territorio e dei cittadini sono gli elementi fondamentali, senza i quali non
sarebbe neanche possibile entrare nel merito di una discussione relativa alla
riorganizzazione dei servizi resi al Paese.
L’accentramento di competenze e funzioni provocherebbe solo disagi, inefficienza e
servizi iniqui.
In questo contesto non va mai dimenticato che le Amministrazioni Centrali dello Stato
garantiscono diritti costituzionali che devono essere esigibili in modo omogeneo su tutto
il territorio nazionale e da tutti i cittadini.
Siamo convinti, e non da ora, che la Pubblica Amministrazione vada riformata,
riorganizzata e che le risorse pubbliche possano essere spese meglio.
Tuttavia riteniamo che una simile innovazione non possa essere attuata senza il
coinvolgimento ed il confronto vero con i lavoratori ed i propri rappresentanti.
Per quanto concerne i tagli applicati al Ministero dell'Interno, riteniamo che il Corpo dei
Vigili del Fuoco abbia già pesantemente subito la politica del rigore e non possa essere
sottoposto ad ulteriori misure che provocherebbero il blocco totale delle attività
amministrative, operative e tecniche.
Occorre agire, dunque, puntando ad ottimizzare le scarse risorse attualmente disponibili
per continuare a fornire soddisfacenti risposte alla popolazione in tema di soccorso
pubblico, protezione civile, sicurezza ed emergenza.
Dall’analisi approfondita del documento inviato all’attenzione delle OO.SS.
maggiormente rappresentative del CNVVF e concernente la sintesi degli interventi di
riduzione della spesa che si intendono apportare al Ministero dell’Interno, appare
apprezzabile il tentativo di salvaguardare tutte le strutture operative presenti sul territorio,
anche se la genericità dell’intervento lascia aperti molti dubbi soprattutto per l’obiettivo
minimo di risparmi, 200 milioni di euro, che si prevede nell’arco dei prossimi nove anni.
Inoltre, in aggiunta al nostro totale disaccordo, riteniamo urgente e doveroso
esprimere un giudizio estremamente negativo sul progetto di riordino generale
delle funzioni decentrate dello Stato che prevede, a livello regionale e provinciale,
l’unificazione di tutti i servizi strumentali delle varie amministrazioni all’interno delle
prefetture rinominate, per tale scopo, Uffici Territoriali dello Stato.
Inevitabilmente, infatti, una simile articolazione strutturale comporterebbe un notevole
aumento dei costi di gestione, nonché la paralisi completa di tutte quelle organizzazioni
che hanno la necessità di liberarsi dai vincoli burocratici e di rispondere sollecitamente
alle richieste di intervento della popolazione.
Infatti, se è possibile valutare positivamente il mantenimento sul territorio delle strutture
periferiche dell’Amministrazione dell’Interno, non si può dire altrettanto delle funzioni ad
esse assegnate e svolte.
Assistiamo, infatti, ad un accentramento in capo ad un unico organismo, con compiti di
coordinamento (presumibilmente nella responsabilità del Prefetto) delle diverse funzioni
dello Stato sul territorio con un accorpamento non solo logistico ma anche funzionale
nella gestione dei servizi comuni.
Tale questione pone problematiche in relazione ai servizi erogati dalle altre
amministrazioni che si vedranno gestite dal Prefetto, dal punto di vista delle risorse
finanziarie, superando il concetto di autonomia delle amministrazioni.
L’Ufficio Territoriale dello Stato, così come proposto, risponde ad una logica di
accentramento delle funzioni territoriali delle Amministrazioni Pubbliche in una singola
sede logistica e funzionale che, aldilà dell’esiguo risparmio immediato, rischia di
diventare un appesantimento per l’attività dello Stato nel rapporto con il cittadino
andando a perdere quella funzione decentrata, più vicina all’utenza, che invece
riteniamo necessaria per erogare un servizio più efficiente.
Anche l’affidamento ad unico organo di governo centrale sul territorio non può a nostro
avviso garantire quella necessaria capacità autonoma di intervento delle
Amministrazioni.
Altra questione che si può sollevare di fronte ad una simile ipotesi è la gestione del
personale, in considerazione del fatto che l’unificazione dei servizi comuni potrebbe
determinare degli esuberi.
La previsione dello snellimento di alcune prefetture, oltre a provocare una ricaduta sul
personale, sembrerebbe delineare una contrazione dei servizi alla cittadinanza attraverso
l’accentramento dell’attività relativa, in modo particolare, alla sicurezza pubblica.
La nostra proposta, invece, delinea un’amministrazione più vicina alla cittadinanza con
lo sviluppo di un ruolo maggiormente significativo delle attività amministrative e non
esclusivamente di ordine pubblico.
La proposta di individuare degli spazi condivisi per le sedi delle amministrazioni centrali sul
territorio e di creare un unico centro di spesa, potrebbe essere condivisibili se, su questo
ultimo punto, venisse chiarita la procedura di acquisto dei servizi e definita l’autonomia di
spesa delle singole amministrazioni per le specifiche attività di settore.
Al riguardo, riteniamo opportuno evidenziare che sono già in funzione, sia il mercato
elettronico, sia una centrale unica che opera per determinati prodotti quali carburanti,
nolo o acquisto fotocopiatrici e macchine da ufficio, materiale informatico, cancelleria,
autovetture, mobili per uffici.
Tale progetto di riordino si riflette in modo particolarmente negativo sul Corpo
Nazionale dei Vigili del Fuoco, il quale rappresenta il punto di riferimento nel Paese in
materia di soccorso pubblico e gestione dell’emergenza in quanto, come determinato
dalla Legge n. 225 del 24 febbraio 1992, è la componente fondamentale del servizio
nazionale di protezione civile.
Siamo convinti che la sede istituzionale più consona alle esigenze operative dei Vigili del
Fuoco non possa essere il Ministero dell’Interno dove, in ogni caso, il Corpo Nazionale
è stato incardinato dal D.P.R. n. 398 del 7 settembre 2001, peraltro con un notevole
aumento di posti di funzione e di personale assegnato alle dipendenze delle Direzioni e
Uffici Centrali, per un totale incremento complessivo di 800 unità, di cui 100 con
funzioni dirigenziali.
Per queste ragioni i Vigili del Fuoco devono avere la propria autonomia
tecnica, amministrativa e gestionale delle risorse, sia livello centrale che sul territorio,
attraverso una diretta collaborazione del Capo del Corpo alle dipendenze del Ministro.
L'attuale modello organizzativo del Dipartimento è troppo burocratizzato e necessita,
dunque, di un intervento diretto sull'apparato centrale allo scopo di garantire una
migliore operatività sul territorio e una maggiore autonomia gestionale del Corpo
Nazionale dei Vigili del Fuoco.
E’ indispensabile uno snellimento dei procedimenti e delle relative funzioni
dipartimentali sostenendo, nel contempo, un ampio decentramento funzionale per
mezzo di una forte valorizzazione delle Direzioni Regionali e dei Comandi Provinciali.
La rivisitazione della struttura interna del Ministero dovrebbe prevedere una riduzione
delle Direzioni Centrali, anche in termini strutturali, per consentire il mantenimento
di elevati profili di efficienza ed efficacia grazie ad un processo di riconoscimento delle
professionalità direttamente recuperabili dal profilo operativo del Corpo Nazionale Vigili
del Fuoco.
L’ampliamento dell’organico realizzato nel passato all’interno del Dipartimento non è
stato seguito da un corrispondente aumento di risorse, bensì da una sottrazione delle
disponibilità economiche dei vari Comandi Provinciali a discapito del servizio di
soccorso reso alla popolazione.
Dunque, le Direzioni Regionali dei Vigili del Fuoco devono continuare a
svolgere gli attuali compiti istituzionali previsti dalla normativa vigente, oltre
alle funzioni amministrative e contabili delegate dal livello centrale, in modo tale da
garantire il decentramento e l’autonomia gestionale degli uffici territoriali.
In definitiva, si presenta l’urgenza di ridurre il costo complessivo dell’apparato
burocratico centrale del Dipartimento dei VVF, del Soccorso Pubblico e della Difesa
Civile con diversi interventi che assicurerebbero un taglio di circa il 20%dei costi
strutturali, senza alcuna importante riduzione del servizio prestato.
A tal fine è possibile prevedere la soppressione di alcuni Uffici Centrali quali:
• L’Ufficio Centrale Ispettivo, con il trasferimento delle funzioni allo staff del
Capo del Corpo e delle ispezioni che possono essere demandate ai Direttori
Regionali dei VVF;
• La Direzione Centrale della Difesa Civile e delle Politiche di
Protezione Civile, con il trasferimento delle competenze proprie dei Vigili del
Fuoco, anche di carattere internazionale, in materia di Difesa Civile e di
Protezione Civile, oltre agli uffici per la gestione dei C.A.P.I., alla Direzione
Centrale Emergenza e Soccorso Tecnico, prevedendo nel contempo il passaggio
della struttura denominata “D.C. 75” (Bunker atomico) alle amministrazioni di
competenza;
• La Direzione Centrale per gli Affari Generali, con il trasferimento delle
competenze alla Direzione Centrale per le Risorse Umane.
Per quanto concerne le proposte formulate dall’Amministrazione, si ritiene che la
riorganizzazione dei servizi amministrativi e contabili delle Direzioni e dei Comandi
Provinciali sia vincolata all’estensione della figura di funzionario delegato anche al
Direttore Regionale, nonché ad un indispensabile sviluppo, già considerato, della
Dirigenza Amministrativa a sostegno delle competenze operative e tecniche.
L’inadeguatezza dell’attuale parco automezzi impone un immediato
ammodernamento ed un conseguente svecchiamento dello stesso, unitamente ad una
rivisitazione delle procedure relative alle gare centrali di appalto per le manutenzioni
ordinarie di tutte le macchine, in coerenza con la riduzione dei costi di gestione, grazie
all’apertura di una via preferenziale sull’uso dei beni confiscati anche per i Vigili del
Fuoco. Utile sarebbe la valorizzazione commerciale dei beni non più in uso al Comando
che potrebbe trarre un utile dalle demolizioni o dalle vendite.
Di certo, l’ottimizzazione logistica dei presidi garantisce un risparmio di
gestione, tuttavia non si può prescindere dal considerare sia i livelli minimi di rischio sul
territorio, connessi all’esigenza di offrire un servizio di alta qualità uniforme in tutto il
Paese, sia l’identificazione di sedi idonee ad ospitare il personale.
Sembra ottima, inoltre, l'idea dell’introduzione di un bilancio sociale per consentire ai
cittadini di verificare il rapporto esistente tra la spesa sostenuta e i servizi resi.
Infine, un rilevante contenimento dei costi è possibile anche attraverso il
perfezionamento dell’efficienza della macchina amministrativa, ponendo particolare
attenzione alle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie dell'informazione e
della comunicazione all’interno di in un processo di cambiamento dell’attività, finalizzato
ad una maggiore interazione tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione.
L’informatizzazione del Dipartimento e degli uffici territoriali del Corpo Nazionale,
inoltre, grazie ad esempio ad una migliore gestione del protocollo informatico, alla
digitalizzazione completa dei rapporti di intervento oppure all’utilizzo del libretto
individuale di formazione, consentirebbe una razionalizzazione non solo del tempo, ma
anche delle risorse umane e strumentali.

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